Solo a partire dal giugno 1944 i gruppi partigiani riusciranno a consolidarsi anche nello spezzino e a formare, nel corso dell’estate, brigate organizzate.
Il Partito d’Azione spezzino, partito “nuovo” senza tradizioni sul piano locale, si mosse con grande intraprendenza, anche per i proficui contatti con la sede genovese. Il primo nucleo organizzato dal Pd’A sul territorio spezzino fu quello di Torpiana, in comune di Zignago, formato dagli azionisti di Genova con la collaborazione di quelli spezzini. Il nucleo di Torpiana si sviluppò gradualmente nell’inverno 1943-1944, stringendo rapporti con un piccolo gruppo di militari inglesi fuggiti da un campo prigionia in provincia di Piacenza e fermatisi nel comune di Zeri, situato sul versante opposto del Monte Picchiara rispetto a Torpiana, nella Lunigiana toscana. Il maggiore Gordon Lett, comandante dei fuggitivi, formerà in seguito una piccola formazione partigiana (il “Battaglione Internazionale”) e sarà Ufficiale di Collegamento Alleato per la zona spezzina. Fino al marzo del 1944 il nucleo di Torpiana e gli altri più piccoli nuclei più o meno strettamente legati al Partito d’Azione furono impegnati nella raccolta di armi e nella creazione di una rodata rete di collaboratori.
Oltre ai citati nuclei organizzati dai partiti, negli stessi mesi si formarono anche gruppi antifascisti formati o animati da ex militari di carriera. Ricordiamo il gruppo del colonnello Bottari e le SAP spezzine, formate in buona parte da ex membri della marina militare e utilizzate per i sabotaggi e la raccolta delle informazioni. Questi gruppi finiranno in gran parte per confluire nell’organizzazione del Partito d’Azione.
Infine non si può trascurare l’importanza dei gruppi clandestini con base di reclutamento fortemente locale (di paese o di vallata) formatisi quasi spontaneamente per opera di militari tornati alle proprie case dopo l’armistizio e di renitenti alla leva della RSI. Inizialmente questi gruppi furono impegnati in attività di resistenza passiva come la protezione di soldati sbandati meridionali o persino di ex prigionieri alleati, la protezione dei renitenti, la violazione delle norme annonarie, ma in seguito si fonderanno con i gruppi formati dai partiti antifascisti, pur mantenendo in molti casi una larga autonomia e una chiara coloritura locale. Ad esempio il Battaglione Val di Vara della Colonna Giustizia e Libertà nacque da alcuni gruppi locali fusisi intorno al maggiore e più attivo (quello di Calice al Cornoviglio di Daniele Bucchioni) e anche la Banda “Beretta”, nata nel borgotarese (provincia di Parma) ma ben presto legata alla resistenza spezzina, nacque da un gruppo apartitico molto legato alla situazione locale.
Mentre sulle montagne stavano nascendo i primi nuclei partigiani, nell’ottobre del 1944 si formò alla Spezia il primo Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) che a partire dal gennaio successivo comprese tutti i partiti antifascisti. Il CLN, soprattutto grazie all’operato del suo segretario Pietro “Mario” Beghi, fornì una cornice unitaria alle varie formazioni, contribuendo ad appianare contrasti e rivalità, ma la sua autorità faticò ad affermarsi, anche perché durante il 1944 fu costretto dall’azione repressiva della RSI a limitare per lunghi periodi la sua azione. Un’importante “costola” del CLN fu il Comitato Militare, di cui fecero parte il colonnello Mario Fontana e il capitano Renato Jacopini, più tardi attivissimi organizzatori della guerriglia partigiana sui monti. I membri del Comitato Militare si occuparono anche di allacciare contatti con gli Alleati per ottenere lanci di armi e di esplosivi per i nascenti gruppi partigiani.
A partire dal marzo 1944 la Resistenza spezzina divenne sempre più attiva, attuando una serie di attacchi ai presidi più isolati e alle caserme della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) fascista per procurarsi armi e indebolire il controllo del territorio da parte della RSI. I tedeschi reagirono con rastrellamenti mirati e misure di rappresaglia di diversa gravità che avrebbero dovuto seminare il terrore nella popolazione e interrompere i legami di collaborazione tra non combattenti e partigiani. Le azioni tedesche contro le “bande” erano quasi sempre compiute dalla 135° Brigata da Fortezza comandata dal colonnello Almers, il cui comando era situato a Carozzo nei pressi della Spezia. Ad esempio il 3 agosto del 1944 la 135° Brigata fu impegnata nel grande rastrellamento che sconvolse tutta la zona tra la Val di Vara e la Val di Magra, durante il quale furono devastati e incendiati interi paesi nel comune lunigianese di Zeri. Se gli ordini per le operazioni di rastrellamento venivano dai tedeschi, le uccisioni di rappresaglia erano spesso attuate da truppe italiane, specialmente dalla X Mas e, più tardi, dalle Brigate Nere.
Le rappresaglie terrorizzavano la popolazione spingendola a volte a negare aiuto ai partigiani, ma l’allontanavano ulteriormente dalle autorità fasciste e facevano aumentare l’avversione per i tedeschi. D’altra parte i partigiani non potevano rinunciare alla collaborazione della popolazione e quindi, in un certo senso, a “comprometterla” di fronte ai fascisti e ai tedeschi. Questo però non vuole dire che i comandanti partigiani spesso non valutassero, prima di decidere se compiere o no una determinata azione, le eventuali conseguenze sulla popolazione civile.
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