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UNA BREVE STORIA DELLA RESISTENZA NELLO SPEZZINO
di Maurizio Fiorillo

1. La nascita della Resistenza

La Resistenza all’occupazione tedesca iniziò a manifestarsi nello spezzino e in tutta la Lunigiana fin dall’autunno 1943, ma esplose solo a partire dalla primavera del 1944. Più precisamente, la prima fase, principalmente organizzativa, della Resistenza spezzina durò dal periodo immediatamente successivo all’armistizio del settembre 1943 fino all’inizio di marzo del 1944. In questo primo periodo l’azione diretta contro tedeschi e fascisti si limitò a piccoli sabotaggi e, dal dicembre 1944, ad alcune azioni gappistiche, mentre fu intenso il lavoro cospirativo di coordinamento dei nuclei antifascisti, di raccolta di armi e di informazioni, insomma la tessitura della rete clandestina che avrebbe in seguito permesso lo sviluppo delle formazioni in montagna.
Le prime “bande” dello spezzino, come le più numerose brigate del periodo successivo, si attestarono soprattutto nella zona montuosa e priva di strade tra il fiume Vara e il fiume Magra, dalla quale si potevano dominare le principali vie di comunicazioni (le statali Aurelia e della Cisa) e resistere ad attacchi di forze numericamente superiori. Il lato negativo di questa posizione fu che, durante i rastrellamenti, i partigiani rischiarono più volte di essere circondati dalle truppe nemiche che contemporaneamente salivano dal fondovalle della Val di Vara e da quello della Val di Magra. Molto importante si rivelò poi la Val di Taro, in territorio parmense ma per molti versi gravitante sulla vicina provincia della Spezia, che oltre ad essere la sede di importanti formazioni divenne spesso, durante i rastrellamenti, l’estremo rifugio dei partigiani spezzini. Infine anche le colline ad est di Sarzana e di S.Stefano Magra furono fin dall’inizio rifugio di “ribelli”, ma, essendo troppo basse e accessibili, diverranno sede di grosse formazioni partigiane solo più tardi, a partire dall’estate del 1944.
La storia locale ha sottolineato i fattori di continuità tra l’antifascismo del ventennio e la guerra partigiana del periodo 1943-45, ma non si può negare che nelle prime fasi della Resistenza spezzina la spontaneità, la crescita “dal basso”, sia stata altrettanto importante dell’organizzazione politica cosciente da parte dei partiti.
La scelta partigiana aveva poi come substrato l’atteggiamento della popolazione contadina della Val di Vara e della Lunigiana, già prima della guerra scarsamente influenzata dal fascismo. I primi nuclei partigiani, ad esempio quello di Torpiana di Zignago in Val di Vara, si formarono anche grazie ad una forte collaborazione della popolazione locale. I contadini erano soprattutto interessati a sostenere la renitenza alle chiamate di leva della RSI e altre forme di resistenza passiva, ma non si può negare che condividessero almeno gli obiettivi generali della lotta partigiana (fine dell’occupazione tedesca e della RSI).
I primi e più importanti, soprattutto considerando gli sviluppi successivi, nuclei clandestini nello spezzino nacquero per influenza del Partito Comunista, l’unico ad avere una tradizione di attività clandestina nella provincia, e del Partito d’Azione. Inizialmente, il “centro di gravità” dell’attività dei comunisti fu la Val di Magra, principalmente i comuni di Arcola, S.Stefano e Sarzana, ma importanti nuclei cospirativi si formavano anche a Lerici e, nel comune della Spezia, a Pitelli e nel quartiere operaio periferico di Migliarina. Il partito comunista era dotato di un discreto numero di decisi militanti disposti a rischiare in prima persona sia nell’attività organizzativa e di propaganda che nella lotta armata. Molti di loro (ad esempio Anelito Barontini e Paolino Ranieri) avevano già fatto parte delle cellule comuniste operanti nella zona negli anni Trenta e avevano già subito lunghi anni di carcere e di confino. I primi gruppi armati che nacquero nei giorni immediatamente successivi all’armistizio furono opera di questi condannati dal Tribunale Speciale fascista, passati immediatamente alla clandestinità. Queste prime “bande”, nel complesso poco più di una ventina di persone, si attestarono sulle colline alle spalle di Sarzana, da Fosdinovo al Monte Grosso di Aulla, ma nel gennaio 1944 furono costretti ad abbandonare la zona e, attraverso una lunga serie di spostamenti, separazioni e nuove aggregazioni, attestarsi prima nella zona di Tresana e poi nel parmense. In questa fase il PCI. spezzino si occupò principalmente di riallacciare i rapporti con i centri nazionali del partito e di avviare uomini e armi ai monti. Le azioni gappistiche compiute in questo periodo, alcune delle quali clamorose, come il ferimento del commissario prefettizio di Sarzana nel dicembre 1943 o l’attentato contro la Decima Mas alla Spezia nel gennaio 1944, erano intese rendere cosciente la popolazione dell’esistenza di “ribelli” e della possibilità di colpire i fascisti. Il precoce attivismo dei piccoli nuclei comunisti non poteva però esprimersi nello spezzino, ancora efficacemente controllato dalla RSI, e nel febbraio 1944 fu deciso che essi, arricchiti da nuove forze, si spostassero nella Lunigiana interna toscana e sull’Appennino parmense, dove esistevano condizioni ritenute più favorevoli alla guerriglia partigiana. Per mesi i “garibaldini” spezzini parteciparono alla guerra partigiana nella Val di Taro e nella Val di Ceno vivendo la breve stagione della “repubbliche partigiane” (giugno-luglio 1944) e contribuendo in maniera determinante alla creazione della brigata Cento Croci.

<succ.>

 
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